Ma ingegneri e architetti devono per forza litigare?
- 8 Agosto 2025
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Architetti e Ingegneri: unire visione e tecnica nella ricostruzione
Specializzazione e limiti della conoscenza
Viviamo in un periodo in cui vige la specializzazione e la domanda che ci dobbiamo porre è: se, all’aumentare della cultura — quella che si produce con il progresso, non quella che riusciamo a trattenere nel nostro cervello — si debba rinunciare a qualcosa.
Insomma, il nostro vaso si è riempito e, quindi, dobbiamo limitare i nuovi contenuti da inserire e, gioco forza, specializzarci. Così la pensano in molti.
Ma io mi avvilisco a pensare così. Non perché voglia avere la pretesa di possedere un vaso gigantesco, ma perché non mi piace il concetto di specializzarmi — per lo meno, troppo.
Senza divagare troppo (e questo tema, invece, meriterebbe uno spazio molto ampio), torniamo agli ingegneri e architetti. La visione — quella che mi ostino a sognare — è quella dell’opera nel suo insieme.
Conservare un monumento: oltre i mattoni
Opera che dobbiamo sentire e poi progettare e, se parliamo di monumento, dobbiamo preservare anche consolidandolo per tramandarlo ai nostri nipoti. E tramandare non vuol dire garantire la vita a mattoni e pietre, ma far sopravvivere il suo sapore.
Che cosa sia questo sapore dobbiamo imparare a scoprirlo, altrimenti faremo pasticci e non avremo più nel nostro Paese tanti stranieri colpiti dalla sindrome di Stendhal. Proprio su questo tema, eccoci che torniamo a litigare.
Architetti e ingegneri: collaborazione o rivalità?
Noi ingegneri e noi architetti cerchiamo di ritagliarci spazi di univocità e reclamiamo diritti esclusivi in nome della nostra preparazione, ma principalmente solo in virtù di un vecchio regio decreto che si è posto il compito di dirimere questa diatriba già cento anni fa.
Oggi, forse, aggrapparsi a quel documento che stabilisce chi fa cosa tra architetti e ingegneri è un po’ anacronistico e, in fondo, non più vantaggioso — né per noi professionisti, né per il monumento da conservare.
Un’occasione unica per il Centro Italia
Le Marche, l’Umbria, il Lazio e l’Abruzzo stanno vivendo un momento unico: una ricostruzione gigantesca a seguito di un sisma drammatico. Ma proprio questa unicità deve spingerci a fare scuola, a cercare innovazione e, in definitiva, a tentare una nuova strada.
Forza e bellezza, resistenza e grazia devono poter andare d’accordo. E questa unione possono favorirla solo gli ingegneri e gli architetti o, se preferite, gli architetti e gli ingegneri.
Ma non possono essere solo professionisti bravi in virtù di un titolo di studio e di un regio decreto. Devono essere professionisti visionari, cioè persone che abbiano maturato il senso del bello.
E solo chi avrà saputo dimostrare di possedere questa visione dovrebbe poter approcciare al recupero di un monumento. Perché non tutti gli architetti hanno questa sensibilità e, similmente, non tutti gli ingegneri.
E allora?
Allora ben venga una sperimentazione in quest’area del Centro Italia, dove occorre coniugare arte e robustezza. E ben venga la formazione di un elenco di visionari.
Livio Gambacorta

